Completo ripristino della resistenza

Completo ripristino della resistenza significa che il collegamento bullonato dei Nodi Carannante, non è calcolato dallo stato tensionale generato dal sisma di progetto, ma, con un adeguato coefficiente di sicurezza, dal massimo sforzo cui sarà assoggettata la trave metallica quando andrà in crisi sotto l’effetto del sisma distruttivo.
E’ garantito che sotto sisma distruttivo, dopo che l’eventuale c.a. che avvolge la trave metallica si è sgretolato, il doppio T, si piega, si allunga, si contorce ma non si rompe.
La trave metallica, per rompersi, dovrà letteralmente strapparsi.

La struttura, seguendo e smorzando l’andamento alternato delle onde sismiche, avrà la capacità di piegarsi in senso alternato alle estremità delle travi per molti cicli; prima elasticamente, e, se lo sciame sismico aumenta di intensità, anche plasticamente.
L’edificio, con una struttura costruita in questo modo, avrà la capacità di oscillare per tutto il tempo del terremoto senza crollare.
Gli altri collegamenti, ti garantiscono questo?

L’area racchiusa dai cicli di isteresi interessati misura l’energia dissipabile.
Il surplus di energia che il sisma trasmette alla costruzione quando supera di intensità quello di progetto è così consumato in questo modo programmato che produrrà sì, danni alla struttura, ma è salvaguardata la vita degli abitanti dello stabile perché avranno tutto il tempo necessario per evacuare l’edificio. Il tempo è importante e dipende dal numero di volte che la trave riesce a piegarsi senza rompersi per cadere poi, quando non è più collegata, per intero.

Poiché i Nodi Carannante riescono a sopportare la massima sollecitazione cui potranno essere assoggettate le travi che collega, possono essere prefabbricati e venduti a magazzino senza sapere a priori in quale struttura saranno impiegati.
Possono essere dei NUOVI ELEMENTI STRUTTURALI universalmente idonei
.
Si intuisce immediatamente l’enorme vantaggio che ne trarrà la collettività perché neanche la normativa tecnica, la legge in materia, prevede questo surplus di sicurezza che senza i Nodi Carannante è tecnicamente impossibile raggiungere.
Impiegati per la loro praticità operativa renderanno automaticamente la costruzione anti calamità.

Le difficoltà quali sono ?
– Per ogni accoppiamento trave/pilastro esiste un Nodo Carannante.
– Non si può programmare una produzione industriale in serie spinta se il MERCATO non
ne assorbe la produzione.
Eppure il prodotto è sempre valido, non dipende dalla moda come ad es. le automobili.

Il MERCATO lo fai tu.
I Nodi Carannante che sceglierai con frequenza saranno prodotti in serie spinta e li potrai trovare disponibili a magazzino. Per ora sono prodotti just in time per ogni struttura da realizzare; comunque per una macchina automatica, fare un foro o una saldatura alla coordinata x-y o x’-y’ è la stessa cosa. E’ solo una questione di organizzazione logistica.
Il costo non varia di molto e tu sei libero di progettare la struttura come vuoi, non sei limitato dalle disponibilità di magazzino. Puoi anche utilizzare per pilastro ad es. uno scatolare pieno di calcestruzzo 322×20+455×8. Uno scatolare di 322×455 mm. con spessore delle basi di 20mm. e spessore delle altezze di 8mm. Puoi anche far saldare all’interno dello scatolare, prima della chiusura longitudinale, dei tondi da c.a. da … 30mm. per tutta la lunghezza dello scatolare o solo in alcune zone.

Affinché una struttura in c.a. tradizionale e/o prefabbricato possa garantire una sicurezza paragonabile a quella che danno i Nodi Carannante, la sezione all’incastro deve essere verificata col momento flettente da sisma distruttivo e le barre da c.a. devono avere, con un adeguato coefficiente di sicurezza, un ancoraggio,  sia nella direzione verso la trave che verso il pilastro che collegano, verificato con questo valore del momento massimo, e il calcestruzzo non si deve schiacciare o sgretolare; perché se il calcestruzzo non esiste più i tondini si instabilizzano subito ed è come se non ci fossero, non sono paragonabili ad un profilo metallico rigido che ha una inerzia propria.
Anche se tutte queste condizioni sono verificate la struttura in c.a. in ogni caso avrà una duttilità inferiore perché le barre da c.a. hanno un allungamento a rottura inferiore all’acciaio da carpenteria.

Lo stesso per una struttura intelaiata in acciaio con incastro flangiato.
I bulloni che collegano la flangia, l’ala del pilastro HE e la stessa flangia, devono essere proporzionate non dallo stato tensionale generato dal sisma di progetto, ma sempre con un adeguato coefficiente di sicurezza, dal massimo momento flettente cui potrà resistere la trave quando si snerverà sotto sisma distruttivo. Solo così la trave in acciaio sarà in grado di estrinsecare la sua duttilità.
Poiché i bulloni lavorano a trazione e il n. di bulloni è sicuramente insufficiente perché non c’è spazio a sufficienza per posizionarli, si avrà una rottura fragile. (vedi come nasce il Nodo Carannate). La struttura potrà estrinsecare solo quel poco di duttilità dovuto al piegamento della flangia e dell’ala del pilastro HE.
La trave in acciaio non riesce a snervarsi perché è molto grande in quanto deve essere proporzionata col picco del momento all’incastro; lo stesso se è interamente saldata in opera. Picco del momento che sotto sisma distruttivo è più grande del picco del momento per carichi verticali in quiete visibile nella figura della home page.
In ogni caso la rottura interesserà anche l’ala del pilastro e quindi anche il pilastro, anche se, per la gerarchia delle resistenze, il pilastro dovrà essere più rigido della trave.
A parità di carichi, travi e conseguentemente anche i pilastri dovranno essere molto più grandi rispetto alle analoghe strutture proporzionate con i Nodi Carannante.  leggi le considerazioni dell’Università di Catania.

 

 

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